C’è chi lo ha fatto, pagando con la propria vita, Giovanni Falcone è uno di questi. Il magistrato, ucciso insieme alla moglie e alla sua scorta, in un agguato mafioso il 23 maggio di venticinque anni fa, è stato il ‘padre’ della Dia. «La volle come braccio investigativo della procura antimafia», ha spiegato Marzocchi ai ragazzi attenti. Impossibile non essere interessati a «Mafia e antimafia, dall’idea di Giovanni Falcone ai giovani d’oggi, l’impegno per la cultura della legalità», il titolo del dibattito andato avanti per un paio d’ore. Tanti i temi toccati ripercorrendo la storia: l’associazione a delinquere e quella mafiosa, gli articoli 416 e 416 bis del codice penale, e il 1982 «l’anno della vittoria ai Mondiali» ricorda uno studente. Vero, ma anche l’anno dell’assassinio di Pio La Torre, politico e sindacalista italiano, e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Entrambi erano nemici della mafia, entrambi furono uccisi a Palermo. «E’ importante essere consapevoli di quello che è stato e di quello che può essere – ha sottolineato il relatore – per questo ci è sembrata una cosa importante andare nelle scuole in occasione dei 25 anni dalla strage di Capaci.Ci è sembrato importante anche in Toscana, una terra apparentemente lontana da quella strage, ma allo stesso tempo vicina: ricordate la strage di via dei Georgofili? E’ avvenuta a Firenze, qui vicino, 24 anni fa. Così reagiva la mafia di fronte all’inasprirsi della giustizia».

I ragazzi ascoltano, osservano, seguono le immagini proiettate sullo schermo: raccontano che cos’è la Dia, poi raccontano la morte di Falcone. I mafiosi appostati sulle colline in attesa di premere il pulsante, l’aereo che atterra a Punta Raisi, l’auto di Falcone «felice di guidare nella sua Palermo» e della scorta in autostrada. E poi le carcasse, l’asfalto sbriciolato. La morte di chi non ha esitato a vivere nella e per la legalità.